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Resident Evil 2 recensione – l’horror che definisce un genere

Il survival horror classico di Capcom torna con visuali migliorate, nuovi controlli e una miriade di mostruose sorprese.

Diciamolo una volta per tutte: Resident Evil 2 è il miglior gioco della serie horror survival di sempre e forse il più grande esempio del genere mai prodotto. 

Rilasciato nel 1998, due anni dopo il film Resident Evil, ha introdotto i personaggi iconici di Leon Kennedy, Claire Redfield e Ada Wong. C’erano mostri meravigliosamente orribili (i leccapiedi, l’orribilmente mutilato William Birkin, l’indomito Mr X), e vantava una splendida location, il dipartimento di polizia di Racoon City, ospitato in una terrificante vecchia galleria d’arte.

Ora, a 20 anni di distanza, Capcom ha preso il gioco per il colletto, ha aggiornato completamente le immagini e i controlli e ha rimescolato la struttura narrativa per offrire un’esperienza horror contemporanea che assomiglia ai nostri sanguinosi ricordi dell’originale. C’è stata un’epidemia zombiente a Raccoon City e due personaggi, il giovane poliziotto Leon e la studentessa Claire, si ritrovano intrappolati nella stazione di polizia apparentemente abbandonata, cercando di capire cosa è successo combattendo contro gli avidi e persistenti non-morti. Quando incontriamo risme di scienziati mutati e documenti infiniti sui virus sintetici, diventa chiaro che il datore di lavoro locale Umbrella Corp è stata una megacorp farmaceutica molto cattiva.

Ogni ambientazione del gioco è, infatti, una gigantesca e avvincente via di fuga, in cui enigmi diabolici che coinvolgono strane gemme e gadget e complesse sequenze di numeri e rotazioni rivelano le chiavi della prossima area bloccata. Il rompicapo finale, tuttavia, è la gestione delle scorte. Le munizioni sono strettamente razionate, quindi ogni incontro è pieno di pericoli mortali – anche se una nuova modalità assistita rende le cose più appetibili per i nuovi arrivati, offrendo salvataggi illimitati e una funzione di mira più semplice -.

Questa volta le esperienze dei personaggi principali Leon e Claire sono state divise in due diverse avventure, piuttosto che scambiare i giocatori all’interno di due versioni simili della stessa trama narrativa, che era forse l’unico elemento di prova della versione del 1998.

Per facilitare questo, ci sono nuove aree da scoprire, mentre luoghi iconici – come la stazione di polizia – sono stati ristrutturati e ampliati, un cambiamento affascinante e talvolta terrificante per i veterani che ancora ricordano l’originale e pensano di sapere dove sono i mostri.

Abbiamo giocato come Leon e aperto una versione “di seconda esecuzione” della storia dell’altro personaggio, in modo che i due si sentano molto più integrati.Intelligentemente, le concessioni alla modernità – tra cui una fotocamera dinamica e la prospettiva dietro la spalla – non rovinano la tensione.

Resident Evil 2 è un gioco pieno di paura. 

Ogni corridoio oscurato, fiocamente illuminato da luci intermittenti, ogni camera dall’architettura gotica, addobbata con animali imbalsamati e antiche biblioteche, ogni laboratorio metallico, zeppo di bizzarre attrezzature scientifiche, è intriso di un’atmosfera inquietante. Il diabolico racconto pazzoido-scienziato conserva il suo fascino da pellicola di B-movie, ma è molto migliorato con nuovi doppiaggi (con gran dispiacere di alcuni fan) e personaggi protagonisti che non sembrano manichini esposti nelle vetrine di negozi.

Diretto da Hideki Kamiya (che ha continuato a supervisionare Devil May Cry, Viewtiful Joe e Bayonetta), Resident Evil 2 risulta più lussureggiante e cinematografico rispetto al suo predecessore, con scene ben dirette che brillano davvero in questa versione modernizzata. Attingendo alle influenze dei film come Alien e Die Hard e di innumerevoli thriller gotici, Resident Evil 2 si sente ancora vivo come un testo horror, e i suoi temi di fondo di arroganza scientifica, ingegno e cameratismo risuoneranno molto più familiari ad un pubblico giovane che apprezza e utilizza piattaforme di streaming quali Netflix rispetto a noi dinosauri del tubo catodico.

In definitiva, il remake di Resident Evil 2 è un promemoria di come i meravigliosi survival horror fossero allora al loro apice. Da un terrificante orfanotrofio alle fogne più insulse sotto la città, la sensazione dell’azione è sempre percepibile e perfettamente in linea con l’estetica dell’ambiente. Il ritmo, anche se procede gradualmente da alcuni minuti in una silenziosa esplorazione, cambia improvvisamente e ci fa trasalire con accelerazioni ipersoniche all’interno di gigantesche battaglie, e questo è il bello, come una mostruosa opera di Wagner.

Per i veterani che ricordano l’originale (e l’ho ri-giocato), è un imperdibile ricordo nostalgico. Per coloro che non conoscono il paziente 0 infettato dal T-Virus, l’esperienza è vivida e abbastanza divertente da reggersi sui propri meriti. Questo è il design del gioco horror come dovrebbe essere.

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7 comments

Simon 24 Gennaio 2019 at 4:37 pm

@CapcomItalia @XboxDACH @NintendoCH_DE @PlayStationDE super consiglio per il prossimo weekend😊

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Gerard 24 Gennaio 2019 at 4:39 pm

@CapcomItalia @XboxDACH @NintendoCH_DE @PlayStationDE you know!

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Flo 24 Gennaio 2019 at 4:40 pm

@CapcomItalia @XboxDACH @NintendoCH_DE @PlayStationDE i love this game

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Sabrina Heel 27 Gennaio 2019 at 3:41 pm

@CapcomItalia @XboxDACH @NintendoCH_DE @PlayStationDE figata

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Hans Meier 27 Gennaio 2019 at 4:33 pm

@CapcomItalia @XboxDACH @NintendoCH_DE @PlayStationDE danke. super

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Simon 27 Gennaio 2019 at 4:42 pm

@CapcomItalia @XboxDACH @NintendoCH_DE @PlayStationDE lo ordino subitissimo.

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Simon 27 Gennaio 2019 at 4:45 pm

@CapcomItalia @XboxDACH @NintendoCH_DE @PlayStationDE 😍😝

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